Tra il 1911 e il 1970, oltre 100.000 bambini aborigeni sono stati strappati con la forza o sotto coercizione alle proprie famiglie dalla polizia o da assistenti sociali.
Fino al 1936 la politica coloniale australiana mirava a segregare gli aborigeni in insediamenti, o più propriamente “campi di internamento”, in cui questi erano costantemente controllati dal governo in ogni loro attività quotidiana. Secondo il paradigma evoluzionista che dominava all’epoca, la popolazione indigena era considerata in via di estinzione, in quanto incapace di adattarsi alla più evoluta civiltà coloniale, e andava quindi “protetta” in questo modo. Fin dalla fondazione delle prime colonie, sia il governo che i missionari miravano a sottrarre bambini indigeni alle loro famiglie per impiegarli come forza lavoro. Nel 1814 il governatore Macquire fondò la prima scuola per bambini aborigeni: inizialmente suscitò l’attenzione delle comunità indigene, ma suscitò presto reazioni negative quando fu chiaro che il suo intento era quello di separare i bambini dalle loro famiglie.
Dal 1937 si passò invece a una politica di “assimilazione”. Diversamente da quanto ci si aspettava, gli aborigeni non si erano ancora estinti e sebbene il numero di “purosangue” stesse diminuendo, la popolazione di discendenza mista era in costante crescita. Il fatto che queste persone avessero una parte di sangue europeo significava che potesse esserci un posto per loro in una società non indigena e questa integrazione sarebbe stata possibile attraverso l’educazione che avrebbe fatto loro dimenticare la loro lingua, cultura e tradizioni. Senza contare il fatto che, trasformando la popolazione mista in forza lavoro, non solo questa sarebbe divenuta autosufficiente, ma avrebbe anche soddisfatto la richiesta di bassa manovalanza dell’economia australiana.
I funzionari governativi teorizzarono che allontanando con la forza i bambini indigeni dalle loro famiglie spedendoli lontano dalle loro comunità a lavorare per i bianchi, la popolazione di discendenza mista si sarebbe fusa con la popolazione non indigena. Il fatto che gli aborigeni non si identificassero con la cultura europea, ovviamente, non fu tenuto in considerazione.
Tutti i bambini che sono stati portati via dalle loro famiglie per finire in missioni, istituti o a lavorare come domestici fanno parte delle cosiddette “generazioni rubate”.
Solo nel 1972, grazie al nuovo primo ministro laburista Gough Whitlam, la politica coloniale cambiò orientamento e venne riconosciuto agli aborigeni il diritto di essere consultati sulle decisioni prese dal governo riguardo al loro benessere sanitario, economico e sociale. Fino al 1963, quando ottennero il diritto di voto, essi non erano cittadini, ma “individui sotto la custodia dello stato”. Nonostante questi cambiamenti la dipendenza socio-politica ed economica degli indigeni si è mantenuta, sebbene sotto altre forme.
Nel 1995 il governo commissionò un’inchiesta che doveva tracciare la storia e le leggi che portarono all’allontanamento dei bambini delle famiglie, attraverso le testimonianze delle vittime e dei rappresentati governativi ed ecclesiastici coinvolti. Essa terminò con il rapporto intitolato “Bringing Them Home. Inchiesta Nazionale sulla separazione dei bambini aborigeni e dello Stretto di Torres dalle loro famiglie.” Delle cinquantaquattro raccomandazioni che concludevano l’inchiesta, presentata al governo nel 1997, solo alcune sono state attuate e la richiesta di porgere le scuse ufficiali alla comunità indigena è stata finora rifiutata dal governo conservatore di Howard che non voleva assumersi alcuna responsabilità per le leggi passate, temendo inoltre che alle scuse sarebbe dovuta necessariamente seguire una “retribuzione economica”.
Questa mattina, 13 febbraio 2008, il neo primo ministro Kevin Rudd, come promesso nel suo programma politico, si è scusato ufficialmente a nome di tutta la nazione per il dolore e le sofferenze inflitte alle generazioni rubate.
Mi è proprio piaciuto Rudd. Le sue parole e il modo in cui sono state pronunciate sono persino riuscite a commuovermi. Lo stesso non posso dire di quelle del capo dell’opposizione, Brendan Nelson, che per quanto imbottite di tristi testimonianze delle vittime, sono suonate fredde e vuote. Senza contare un paio di uscite di cattivo gusto… d’altronde è già tanto che l’opposizione abbia deciso di porgere le proprie scuse…!
Let the healing begin…
P.S. Potete trovare la prima parte del discorso di Rudd qui.


